APOKRIFOS "condizioni dell’animo"

“Condizioni dell’animo” è il sottotitolo di questo disco
…un animo inquieto che si esprime in un continuo saliscendi musicale ed emotivo rivelando in controluce ombre e ricordi di chissà quali eventi obliati. Il senso di rabbia, malinconia, poesia è esternato con ammalianti composizioni strumentali e all’interno di esse esplosioni chitarristiche del retaggio noise si accompagnano a
cupe visioni psichedelico-wave, tensioni latenti in cui si incastrano sperimentazioni su nastri che imprigionano
i riverberi naturali di un’antica chiesa; corde feroci e accordi dissonanti come notevole e nervoso sfondo
e la falsa quiete del carillon a sublimare la chiusura
di Poltergeist; tuttavia la spigolosità e le reiterazioni ossessive sono volutamente scardinate nel susseguirsi delle nove tracce, la cui linearità è costantemente turbata da variazioni ritmiche inaspettate, registrazioni ambientali di ogni tipo, atmosfere gelide e roventi
e una voce, o meglio un sussurro, che raramente
appare e che rifugge ogni genere di melodia.
L’impatto complessivo reso dalla registrazione risulta potente e conferisce all’intero lavoro un sound decisamente live e al contempo carico di mistero, essenzialità e minimalismo. Del resto, il titolo
suggerisce di addentrarsi nel lato più oscuro
delle cose, come dichiarano gli stessi Proteus 911:
"E' una sottile provocazione diretta a tutti coloro che della musica colgono esclusivamente il lato estetico,
non considerando i segreti nascosti che a nostro
parere essa contiene".

 

APOKRIFOS "states of the soul"

is more or less the translation of the subtitle of this record.. a restless soul that expresses itself with continuous musical and emotional ups and downs in a way to reveal shades and memories of forgotten events against the light. The feeling of rage, melancholy, poetry is expressed by fascinating instrumental compositions in which explosions of guitars reminding the noise heritage are linked to deep psychedelic-wave visions; hidden tensions in which experimentations made with tape recordings trapping the natural reverbs of an ancient chapel; angry strings and dissonant chords creating a considerable and nervous background and the misleading stillness of a carillon in the end of Poltergeist; anyway the complexity and the obsessive repetitions are voluntarily broken up during the succession of the nine tracks, whose consistency is constantly ruffled by unexpected rhythmical variations, various ambient recordings, freezing and red-hot atmospheres, and a voice such as a whisper that rarely appears and shrinks from every kind of melody. The final effect resulting by the recording is powerful and furnishes the entire work with a definitely live sound , anyway mysteriousness, essentiality and minimalism still remain. Moreover, the title suggests to look through the darkest side of things, as Proteus911 declare themselves: “ It is a subtle provocation to all those people who look only at the esthetic surface of music, ignoring the hidden secrets that, in our opinion, it holds

Blow Up / Novembre 2001         

Sinfonie dal “mondo delle cose perse”

I Proteus 911 suonano un modulato post-rock strumentale dalle forti tinte dark.Il trio si immerge in una liquidità estatica prossima ai Karate,lambendo la psichedelia minimale di Mogway e Giardini di Mirò.
L’immobilità impressionistica dei loro brani viene destata da qualche accellerazione rumoristica(Iside,Male di me),viaggia sospinta da armonici liberi creando timide quanto intangibili melodie di una beatitudine cosmica(Così vicino,così lontano).La costante inerzia ostentata dai Proteus 911 possiede quella forza magnetica che solo i grandi gruppi sono capaci di gestire.Vedremo.Voto:7

Riccardo Bandiera

 

BLOW UP (N°82)

APOKRIFOS “CONDIZIONI DELL’ANIMO”
(NOCTURNE RECORDS)

Ritorna il terzetto pavese e merita una certa attenzione per la capacità
di trasformare ceneri post-rock e carbonelle progressive in fochi passionali e livide fiamme,che, si agitano, realmente inquietati, rivelando in controluce ombre e ricordi di chissà quali accadimenti obliati (e qui ciascuno farà la propria parte).
Insomma, se non e’ tutto perfetto e vi sono lungaggini e autocompiacimenti, qualche brivido lo si prova.
Le corde feroci su accordi dissonanti e la falsa quiete del carillon a chiudere POLTERGEIST colpiscono e non si scordano.
Di lì in avanti un ritornare, su registri diversi (cheta malinconia, UN GIORNO DI PIOGGIA, psicosi free, E ALL’ALBA RINASCONO I FIORI DALLA CORONA DI SPINE, MA STANOTTE UNA STELLA STRAPPATA AD ANDROMEDA BRILLA SULLA MIA TESTA) del medesimo perturbamento e le chitarre(che oscillano tra il cianotico e una novembrina limpidezza-SPIGOLI TAGLIENTI,LAME AFFILATE:E’QUESTA LA CONFUSIONE SULLA VETTA PIU’ALTA) ne sono interpreti autentiche.

Voto 7 / Dionisio Capuano

Freak Out / Febbraio 2001

Sinfonie dal mondo delle cose perse

Dolci arpeggi e ritmi morbidi che all’improvviso sfociano in assalti rumorosi.Poi la calma.E’ “Iside”,la superba prima traccia di questo piccolo gioiello prodotto dai calabresi Proteus 911.
Parole sussurrate,quasi praticamente impercettibili,vengono sommerse ancora una volta dal rumore,in “Male di me”:una chitarra con effetto molto space e una atmosfera carica di angoscia.
“Così vicino, così lontano” è uno strumentale che si regge su delicati armonici con una tensione che sembra dover sfociare in un assalto sonico che invece non arriva mai.Sensazioni analoghe caratterizzano il seguente “Il Cristallo dell’ultima stabilità”.Il primo riferimento che mi viene in mente ascoltando questo lavoro sono i Mogway.I Proteus come la band di Glasgow,sono abili nel costruire brani prevalentemente strumentali con una carica emotiva sempre in bilico tra calma,malinconia e momenti di sfogo in chiave progressiva.L’ultima traccia è “il vaso di Pandora”,altro brano particolarmente delicato basato sui soliti cambiamenti di “umori” della chitarra.Sono affascinanti queste sinfonie notturne nonostante la qualità della registrazione non evidenzia al meglio i giochi di contrasti che contraddistinguono il sound del gruppo(abbiamo avuto modo di apprezzarli dal vivo a Napoli con gli A short apnea..).Una band di livello davvero alto:speriamo che qualcuno si accorga di loro,perché questi tre ragazzi meritano davvero.

Daniele Lama


Freakout


Apòkrifos

Riecco uno dei segreti meglio nascosti dell'underground italiano. Sto parlando ovviamente dei Proteus 911, indomito trio lucano-calabrese che di recente ha pubblicato il suo secondo disco autoprodotto, intitolato "Apòkrifos". Non che ai nostri, nella loro ancor breve carriera, siano mancati riconoscimenti di un certo livello (Rock Targato Italia, Arezzo Wave, Destinazione Neapolis) o lodi sperticate da parte di illustri colleghi (vi dice niente il nome di Steve Albini?). 
Eppure se vivessimo in un paese culturalmente decente, uno straccio di etichetta (si vocifera di un futuro full-lenght su Wallace, mentre la stessa li ha inseriti nella collana di split pubblicata di recente), alla luce dell'ottima prova offerta, l'avrebbero dovuta trovare, invece niente. 
La fortuna ha voluto che almeno il gruppo si imbattesse in un produttore, Fabio Magistrali, che assecondasse al meglio le loro meritorie doti di inguaribili post-rockers. Così son nate nove composizioni che frugano all'interno delle sette note fino a ricavare un alternanza di sferzanti sperimentazioni e minimali melodie davvero cariche di pathos. Fatevi un regalo, scrivete a questa mail: proteus911@supereva.it. A buon intenditore, poche parole…

LucaMauroAssante

I-dbox (web fanzine)

I Proteus 911 sembrano usciti dal buio per accompagnarci lungo visioni ed immagini create dai loro strumenti.
Cinque pezzi incentrati sulle armoniche  spezzate da intrapendenti e dissonanti inserti,emozioni “PinkFloydiane” lente particolari.Possiamo chiamarlo Post-dark?Credo di si…
Linee guida di questo cd sono sicuramente le atmosfere eteree create attraverso una forma compositiva innovativa e interessante.
Innovativa perché l’idea di aver composto un disco basato completamente sulle armoniche e rendere la struttura nonché colonna portante delle canzoni, è quanto mai audace.
Male di me (unica canzone dove si odono delle voci o meglio dei bisbigli) è l’episodio più complesso e riuscito strutturalmente con percorsi in continua evoluzione,anche “Così vicino,così lontano” risalta per l’impatto emozionale che riesce a trasmettere attraverso gli impervi intrecci chitarristici. Un minicd monotematico,strutturato per far prevalere la voglia di emozionare attraverso l’utilizzo di suoni puri(armoniche) che colpiscono perennemente il cervello.Certamante se avete voglia di rilassarvi e pensare questo è il disco adatto;un disco in cui basso-chitarra e batteria vi aiuteranno a scandire il tempo trascosso in compagnia delle oscure sonorità. L’idea è stata ottimamente sviluppata.

Leo

Kataweb (29 luglio 2003)

Apokryfos (Nocturne)
Ecco un CD che non cambierà la vita di molti perché sarà ascoltato solo da pochi. I Proteus 911 sono una bella realtà underground del panorama italiano, una band che quando esce allo scoperto rapisce l'ascoltatore, che sia di fronte a loro o seduto in poltrona con le cuffie nelle orecchie. Il guru del noise statunitense Steve Albini rimase assolutamente sbalordito quando li vide esibirsi di spalla ai suoi Shellac, dispensando dopo il set complimenti sinceri al terzetto calabrese.

Due anni or sono i Proteus 911 sono stati inoltre tra le migliori realtà emergenti presenti ad Arezzo Wave, giudizio positivo confermato anche dal mini CD che la band realizzò contemporaneamente, un lavoro autoprodotto come il recente e geniale Apokryfos. Già il titolo suggerisce di scavare nel lato più oscuro delle cose, o come affermano gli stessi Proteus 911: "E' una sottile provocazione diretta a tutti coloro che della musica colgono soltanto il lato estetico, ignorando quei segreti nascosti che a nostro parere essa contiene".

Sottotitolo del CD, "condizioni dell'animo": e proprio il senso di rabbia, malinconia, poesia viene rappresentato con ammalianti composizioni strumentali dove esplosioni chitarristiche dal retaggio noise si accompagnano a cupe visioni psichdelico wave, tensioni latenti in cui s'inseriscono sperimentazioni con nastri che catturano i riverberi naturali di un'antica chiesa. L'impatto di registrazione mira alla potenza e per ottenere questo effetto ci si è avvalsi del prezioso supporto di Fabio Magistrali (A Short Apnea, Six Minute War Madness), che con il suo studio mobile ha conferito all'intero lavoro un sound decisamente live.
Il CD non è di facile reperibilità, ma in fondo sta proprio qui il suo fascino. Basta però digitare la formula magica "proteus911@supereva.it", e tutti i suoi segreti saranno svelati.

Gianluca Polverari


KATAWEB

AREZZO WAVE 2001
Singolare l’esibizione dei Proteus 911,autori di un rock “elegante” basato su originali percorsi strumentali.Ottima teatralità che evidenzia una personalità matura da “grande” band.
Federico Fiume

Kataweb

Apokryfos
Ecco un CD che non cambierà la vita di molti perché sarà ascoltato solo da pochi. I Proteus 911 sono una bella realtà underground del panorama italiano, una band che quando esce allo scoperto rapisce l'ascoltatore, che sia di fronte a loro o seduto in poltrona con le cuffie nelle orecchie. Il guru del noise statunitense Steve Albini rimase assolutamente sbalordito quando li vide esibirsi di spalla ai suoi Shellac, dispensando dopo il set complimenti sinceri al terzetto calabrese.
Due anni or sono i Proteus 911 sono stati inoltre tra le migliori realtà emergenti presenti ad Arezzo Wave, giudizio positivo confermato anche dal mini CD che la band realizzò contemporaneamente, un lavoro autoprodotto come il recente e geniale Apokryfos. Già il titolo suggerisce di scavare nel lato più oscuro delle cose, o come affermano gli stessi Proteus 911: "E' una sottile provocazione diretta a tutti coloro che della musica colgono soltanto il lato estetico, ignorando quei segreti nascosti che a nostro parere essa contiene".
Sottotitolo del CD, "condizioni dell'animo": e proprio il senso di rabbia, malinconia, poesia viene rappresentato con ammalianti composizioni strumentali dove esplosioni chitarristiche dal retaggio noise si accompagnano a cupe visioni psichdelico wave, tensioni latenti in cui s'inseriscono sperimentazioni con nastri che catturano i riverberi naturali di un'antica chiesa. L'impatto di registrazione mira alla potenza e per ottenere questo effetto ci si è avvalsi del prezioso supporto di Fabio Magistrali (A Short Apnea, Six Minute War Madness), che con il suo studio mobile ha conferito all'intero lavoro un sound decisamente live.
Il CD non è di facile reperibilità, ma in fondo sta proprio qui il suo fascino. Basta però digitare la formula magica "proteus911@supereva.it", e tutti i suoi segreti saranno svelati.

Gianluca Polverari (29 luglio 2003)

Punkadeka (web fanzine)

Sinfonie dal mondo delle cose perse

I Proteus 911 vengono dalla Calabria e debuttano con questo Ep dopo aver pubblicato il demo autoprodotto “Ansia”.Questo trio ha scelto di seguire totalmente il proprio istinto musicale che li ha portati a comporre brani musicali di concezione sinfonica che sanno di fantasiosa spontaneità.Armonici,suoni calmi,dolci e sussurri delineano sperimentali melodie che si infragono passaggi dissonanti di chitarre distorte,effettate e lontane(Male di me,così vicino così lontano ne sono un esatto esempio).In tutti i pezzi chitarra,basso, batteria sono ovviamente ben presenti,visto l’approccio minimalista dei Proteus 911,e sanno ritagliarsi i giusti spazi con equilibrio e buon gusto.Un disco fatto per chi ascolta musica con attenzione,cercando calma e emozioni interiori insomma da sentire.

Nemo

 

Rockit.fanzine / Aprile 2001

San Giuseppe Rock. 17 03 2001 Cosenza.
Sicuramente ascoltare e scoprire i Proteus 911, è stata la cosa più piacevole di questo festival.Un gruppo con le palle, come non ne esistono in Calabria!Un coraggio e una personalità che molti gruppi si sognano,da segnalare come esempio positivo per tutti.Il trio di Praja a Mare ha proposto un math-rock a tratti stupefacente,tutto imperniato su chitarra,basso e batteria utilizzati in maniera poco canonica,ripresi ad inseguirsi su straordinari giri armonici,costruiti su piccole varazioni che sviluppano una tesi musicale di gran fascino.

Eliseno Sposato


ROCKIT

AREZZO WAVE 2001 Agosto
Sono in tre totalmente nero-vestiti il che fa un po’ da esistenzialisti di inizio secolo.Rigorosi e seriosi.Post-rock,non male,suonato molto molto bene.Le trame sono malinconiche e minimali.Alcuni passaggi sono molto evocativi,allora si finisce per lasciarsi trasportare in viaggio con piacere…..A mio parere uno dei migliori 3 gruppi di tutta la manifestazione.

Fiz


ROCKIT Settembre 2001

Sinfonie dal mondo delle cose perse
Ho visto i Proteus 911 per la prima volta nell’ultima edizione del San Giuseppe Rock tenutasi a Cosenza restando strabiliato per l’autorità con cui il trio ha saputo tenere il palco con la sua formula strumentale.Il ricordo che ho di quell’esibizione è di come il gruppo sia riuscito a catturare l’interesse del pubblico senza annoiarli.La stessa sensazione ho riprovato in questi mesi estivi passati all’ascolto di questo “Sinfonie dal mondo delle cose perse”.Cinque composizioni vicine all’universo post-rock con un suono che richiama quello dei primi movers americani Slint,peraltro quasi sconosciuti a Christian Motta,Massimiliano Gallo e Victoriano Labanchi.Si perché la loro formazione parte dalla musica classica sulla quale sono poi intervenuti a modificarne i geni,gli idoli adolescenziali tipo PinK Floyd.Eppure di queste influenze non c’è traccia, se non in fatto di attitudine a quelle sinfonie richiamate sul titolo.
Il Cd è ricco di spunti a partire dalla traccia iniziale “Iside”(dove le analogie slintiane sono più evidenti)fino alla conclusiva “il Vaso di Pandora” che sembra la quadratura di un cerchio di questo mini concept album.
C’è un aurea dark che parte dalla grafica e si riflette su alcuni titoli com “il cristallo dell’ultima stabilità”,ma queste sono solo alcune impressioni che emergono da questo cd che esprime soprattutto una grande personalità che,conoscendo perfettamente la zona da cui proviene il gruppo,non può che rafforzare il giudizio positivo che emerge dall’ascolto.

Eliseno Sposato


Rockit (31-10-2003)


Apòkrifos, condizioni dell'animo
Pur essendo il secondo disco, rappresenta il vero esordio di questo terzetto calabrese, che mostra una qualità superiore alla media dei gruppi, non solo calabresi, che si agitano nel sottobosco del cosiddetto indie rock. Rispetto a "Sinfonie delle cose perse" si ha l'impressione di un cambio dirotta molto netto, quasi che il rumorismo presente in "Apòkrifos" voglia trasformare le visioni oniriche del primo lavoro in un brusco ritorno alla realtà. "Apòkrifos", meglio chiarirlo fin da principio, non è un disco facile, ne lo si può ascoltare a tratti, saltando da un brano all'altro; ha bisogno di un'attenzione particolare, perché sin dalle prime note di "Gemiti della coscienza" sviluppa il flusso intimista che avvolge l'ascoltatore. "Poltergeist" cattura gli aspetti dell'inquietudine dell'anima, basandosi principalmente su delle reiterate e circolari esplosioni soniche che rimandano ai Sonic Youth degli esordi, ben esprimendo quanto si possa evincere dal titolo del brano. Dopo oltre sette minuti si esce quasi spossati da questa tempesta e la delicata e quasi sussurrata "Un giorno di pioggia", con le semplici linee melodiche tracciate dal rhodes, aprono la strada verso un porto sicuro dove ritrovare le energie. La voce, usata con molta parsimonia, sembra più uno strumento aggiunto che emerge a fatica solo in un paio di episodi, che vanno ricercati con attenzione per farli emergere dai posti segreti dove sembrano custoditi gelosamente - più che ad un cantato vero e proprio si pensi ad un bisbiglio che tramanda un segreto quasi inconfessabile. 
Dopo "Il candore innaturale del mai" incentrata solo sul testo recitato, emerge quello che sembra il brano più convincente dell'intero disco, "Rumore di vetri infranti", traccia che può ben rappresentare il 'singolo' di un album senza canzoni. Una cavalcata elettrica che rimanda alla migliore espressione del cosiddetto (ahimé) 'post-rock' dove il crescendo noise non si discosta mai dalle linee melodiche. Al termine, una breve pausa di silenzio introduce il trittico finale dei brani che meglio rappresenta questa fase del gruppo calabrese. Sicché la musica diventa ancora più descrittiva e visionaria, alla quale mancano solo delle immagini di un lavoro cinematografico da commentare per trovare la collocazione perfetta di questo disco. "Leanan sidhe" funge da viatico per una "Spigoli taglienti" che sembra uscire dai Motorpsycho più visionari - quelli di "Trust us" per intenderci. Gli archi di "Fleurir" chiudono quasi con leggiadria il lavoro, spezzando definitivamente la tensione di un album (di cui il primo volume della serie "P.O. BOX 52", edito recentemente dalla Wallace, riporta alcune tracce fra i propri solchi) dove spicca l'ottimo lavoro svolto in fase di produzione da Fabio Magistrali, che ha saputo catturare l'umore di un disco restituendolo all'ascoltatore in una maniera fruibile, senza l'intervento di alcuna sovraincisione, ma lavorando molto in fase di arrangiamento e sostenendo il gruppo a scegliere le idee meno banali.

Rumore / Novembre 2001

Che ci sia un America nel sud dell’italia è innegabile,come dimostrato dai Proteus 911(di recente spalla apprezzata al concerto napoletano degli Shellac) con Sinfonie dal “Mondo delle cose perse”(Nocturne 2001) danno vita a un modulato post-rock dalle venature vagamente gotiche ,con reminiscenze Tortoise(direction in Music).

Andrea Prevignano

LIVE!

Un tappeto sonoro martellante incarnato da un basso prepotente e ossessivo e da una batteria scrupolosa, suprema e regina del palcoscenico (percossa da un piccolo folletto, Christian, che elargisce magiche maestrie con le bacchette). Il tutto puntellato da raffiche impazzite di chitarra, in alcuni momenti simili al “rumore di vetri infranti” (come il nome di un loro pezzo). Questo hanno sentito le mie orecchie nella prima discreta ora di concerto dei Proteus 911, la band calabrese che ha già all’attivo esperienze diverse nel panorama indie, alla corte di etichette quali Wallace Records. Il terzetto inizia a suonare in punta di piedi, quasi a non voler disturbare, ma i battiti diventano sempre più pulsanti e s’infiltrano nel mormorio del pubblico che lentamente zittisce e ascolta. Ascolta appunto, perché c’è poco da distrarsi.
I Proteus 911 rastrellano, infatti, fin da subito applausi sinceri dai pochi intimi accorsi nel coraggioso centro sociale di Sir Biagio. Anche per me è una sorpresa. Butto via il cellulare e inchiodo lo sguardo sul palco. Una band che conosco poco, che vedo per la prima volta, e ne rimango comunque colpita positivamente per l’eccitante impatto live (della serie come una band calabrese riesce ad inorgoglire una calabrese, della serie anche il profondo sud sforna talenti). La partenza è oscura e inquietante: bisbigli, distorsioni, frastuoni. Atmosfere decadenti come “ombre nelle cantine della memoria”. Frasi sussurrate e rumori corrosivi di tradizione industrial, che dopo un poco lasciano spazio alla forza tagliente e altrettanto penetrante delle note fragorose che squarciano l’idillio. Scariche esplosive che ti lasciano improvvisamente senza fiato, ti fanno prigioniero e ti scaraventano nei mutanti stati d’animo dei Proteus 911. La tensione emotiva è forte per chi viaggia sui loro binari, per chi riesce a catturare la loro frequenza e a sentire interiormente le palpitazioni della loro musica. Sussulti incessanti che ti scuotono, ti strapazzano e poi ti liberano d’un tratto. E’ il momento in cui riprendi fiato e i suoni si addolciscono, anche se il feedback facciatamente si insinua tirannico lacerando la calma.
La musica ad un certo punto è costretta a fermarsi a causa della rottura di una corda del basso di Victoriano, tanto per capire la passione con la quale i tre irruenti musicisti hanno suonato: roventi e solide scariche di noise nel culmine di una costruita rete di ardite sperimentazioni. L’intreccio energico degli strumenti colora un quadro sonoro ben congegnato, degno della migliore scuola noise e anche di quella post rock, che i giovani musicisti sembrano conoscere bene. I Proteus 911 mischiano entrambe le cose tanto per intenderci,
ma hanno comunque un loro stile che diventa più tenue nella seconda parte del concerto dove forse la stanchezza prende il sopravvento. Arrivano anche le parole di Massimiliano, un pezzo cantato, stranamente, che poco gli dona. Segue un’altra mezz’ora più morbida in compagnia di una band che seduce anche se i toni si rilassano.

Mucchio Selvaggio (Aprile 2003/N.527)

Apòkrifos "condizioni dell'animo"

Con questo album volevate riprodurre il clima spontaneo delle prove in studio: effettivamente si ha l’impressione di essere di fronte a un ordine che emerge dal caos, per poi magari immergersi nuovamente nell’ambiente circostante.

Alla fine siamo riusciti, mi sembra, nell'intento iniziale.
E' stato un tentativo di personalizzare il nostro lavoro che non potevamo lasciare al caso. Ci interessava soprattutto mantenere un clima oscuro e ambiguo lungo tutto il disco, puntando su un continuo saliscendi emotivo. In effetti volevamo dare l'impressione di una continua metamorfosi musicale, con le parti più istintive che partoriscono melodie delicate e momenti riflessivi.

In che modo Fabio Magistrali vi ha aiutati a catturare il suono che avevate in mente?

Abbiamo cominciato a parlare di un’eventuale collaborazione durante una data con gli A short Apnea, lo scorso maggio. Successivamente abbiamo inviato
a Fabio alcune bozze del disco, che lui ha apprezzato. Abbiamo subito pensato di trasferire la sua attrezzatura nella nostra sala prove, per mantenere intatte tutte le caratteristiche sonore dell’ambiente in cui erano maturate le composizioni. La sala era molto piccola
e non è stato facile destreggiarsi con i microfoni per evitare i rientri, ma Fabio ne sa una più del diavolo.
Il disco è stato registrato in presa diretta per non perdere le dinamiche naturali dei brani, lasciando anche spazio a soluzioni improvvisate. Abbiamo discusso molto sugli arrangiamenti, cercando di evitare scelte prevedibili.
In fase di produzione Fabio è riuscito a valorizzare al meglio le suggestioni oscure dei brani.
Lavorare insieme è stata una esperienza di crescita.

Nonostante l’intento primario fosse quello di catturare un suono "grezzo", avete comunque anche giocato con la tecnologia, inglobando campionamenti, suoni, registrazioni sul campo...

Si, c’è piaciuto giocare con certe soluzioni,ma se si esclude la batteria "ipersatura" in un episodio non abbiamo utilizzato tecnologie digitali. Ci siamo intrufolati in una vecchia chiesa e abbiamo iniziato a registrare con quello che ci capitava, sfruttando i riverberi naturali dell’edificio. Sono venute fuori cose interessanti che abbiamo successivamente inserito nei brani,in maniera del tutto casuale. Altri campioni sono spuntati fuori quasi per magia da un microregistratore a cassette che porto sempre con me.

La voce anche se presente sporadicamente, non è un elemento secondario. Non si tratta però di un canto in senso tradizionale: a volte è un sussurro, a volte una recitazione. Non vi siete accontentati delle sole suggestioni musicali.

L’uso tradizionale della voce impedisce il normale flusso delle sensazioni che si vogliono comunicare, perché in qualche modo mette la musica in secondo piano mentre noi volevamo aggiungere sfumature ai colori già esistenti. Per creare questo tipo di suggestione abbiamo ritenuto necessario assumere forme recitative e sussurrate, per cui quello che si dice diventa un segreto rivelato.

I testi sono piuttosto obliqui. Cercano di evocare immagini più che storie.

E’ una scelta coerente con il tema del disco. Abbiamo cercato di dare alle parole un ruolo specifico e non marginale. I testi riflettono il nostro universo interiore dal quale attingono la capacità di evocare immagini.

Il titolo si riferisce ai "segreti nascosti" della musica. Credete che il "non detto", l’aspetto in qualche misura alchemico e magico del linguaggio musicale, siano essenziali per chi ascolta?

Ne siamo pienamente convinti!!! Non componiamo canzoni, quindi è normale per noi avere un approccio differente alla musica. Non vogliamo sembrare pretenziosi ma consideriamo quello che facciamo uno strumento di conoscenza, qualcosa che nasce dal profondo. Il "non detto" costituisce il punto di partenza di questo lavoro. Il rapporto tra musica e alchimia ha a che fare con l’aspetto interiore della musica stessa,
con il valore conoscitivo più che sensoriale.

Alessandro Besselva